RASSEGNA STAMPA

IL SECOLO XIX - L'accusa chiede sei anni di carcere per i leader no global

Cosenza, 25 gennaio 2008

Cosenza. «Bloccare un vertice politico, ma anche costituire un grupposovversivo. Era questo il programma di Caruso, Casarini, Cirillo e deglialtri imputati». Il pm Domenico Fiordalisi non ha avuto dubbi ieri quandoha iniziato la sua requisitoria contro i 13 no global accusati dicospirazione politica e associazione sovversiva, in relazione ai gravidisordini avvenuti a Genova durante il G8 e la manifestazione di Napolidel 2001. Da qui le richieste di condanna per Francesco Caruso,parlamentare di Rifondazione comunista, Luca Casarini e Francesco Cirillo.Per loro il pm ha chiesto sei anni di reclusione più altri tre di libertàvigilata. Più lievi le pene richieste per gli altri dieci dissidenti: treanni e sei mesi per Lidia Azzarita, Alfonso De Vito, Michele Santagata,Anna Curcio, Antonino Campennì, Salvatore Stasi e Peppe Fonzino, e dueanni e sei mesi per Vittoria Oliva, Claudio Dionesalvi, Emiliano Cirillo.Tutti quanti sono accusati di aver fatto parte dell'organizzazionedenominata "Rete del Sud ribelle" che avrebbe preparato, secondo il pm,gli incidenti accaduti durante il Global forum a Napoli ed il G8 di Genova.La storia parte da lontano, dal 2002, quando la procura della Repubblicadi Cosenza firma gli arresti. Trecentocinquantanove pagine di ordinanza,42 perquisizioni, 20 arresti, 22 persone indagate per il solo reato diassociazione sovversiva. Per non parlare delle centinaia di uomini -poliziotti e carabinieri - impegnati nel blitz. Questa era la cartad'identità dell'operazione scattata in una fredda notte del novembre 2002a Cosenza, Taranto, Benevento, Viterbo e Catanzaro.Gli arrestati appartengono tutti ai movimenti No global, contro di lorol'ordinanza emessa dal gip di Cosenza Nadia Plastina. I reati contestati:per prima la cospirazione politica «al fine - scriveva il magistrato - diturbare l'esercizio delle funzioni di governo, effettuare propagandasovversiva, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituitonello Stato». Si aggiungono: attentato contro organi costituzionali, portodi oggetti atti ad offendere, resistenza a pubblici ufficiali, invasionedi edifici, propaganda sovversiva, istigazione a disobbedire alle leggidell'ordine pubblico.Accuse pesantissime che hanno portato al processo che si sta concludendo,a carico di sole tredici persone davanti la Corte d'Assise di Cosenza.Fiordalisi, nel corso della requisitoria, protrattasi per quasi sette ore,ha ricostruito, attraverso l'esame delle intercettazioni telefoniche edambientali, la vicenda processuale basata sull'attività della "Rete delsud ribelle". «Si tratta - ha aggiunto Fiordalisi a proposito di alcuneintercettazioni - di sollecitazioni pubbliche insistenti a far veicolareun messaggio di violenza».Al termine dell'udienza duro il commento di Luca Casarini: «Ho sempreconsiderato Fiordalisi una piccola persona dal punto di vista culturale einquietante dal punto di vista psicologico e le sue richieste confermanoquesto giudizio».

Filippo Cutrupi